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Biografia del Dr. Marco Massignan

Nato a Milano nel 1969, laureato in Lingue e Letterature Straniere allo IULM di Milano con una tesi sulla Danza del Sole dei Lakota (Xenia Edizioni, Milano 1996), ha al suo attivo oltre 50 volumi tra traduzioni e opere proprie. Già direttore della collana "Uomini rossi" di Xenia Edizioni (14 opere, fra cui "Il sesto Antenato", versione integrale degli insegnamenti di Alce Nero a John Neihardt, e "Fools Crow", biografia del più grande uomo-medicina lakota del ventesimo secolo), ha tra gli altri tradotto e curato l'edizione italiana di opere di Ervin Laszlo, Rupert Sheldrake, Peter Matthiessen, Alexei Kondratiev, Joseph Bruchac, Manitonquat, Archie Fire Lame Deer, Mary Crow Dog, Thomas Mails, Richard Erdoes, R.J. DeMallie, L. D'Azevedo.

Scrittore e ricercatore indipendente, è considerato uno dei maggiori conoscitori italiani delle culture tribali e dello sciamanismo, di cui ha esperienza diretta.

Costellazioni Familiari e Sciamanismo
di Marco Massignan

Com’è accaduto anche a molte altre persone, il mio primo incontro col metodo delle Costellazioni familiari è stato una vera e propria folgorazione, che ha coinvolto e sconvolto tutti i livelli del mio essere.


Il nuovo corso di formazione inizierà il 23-24 GIUGNO 2012 ad Ameno (NO)

  Corso di formazione in Costellazioni Familiari 

A parte ovviamente gli aspetti personali, per me si è trattato di una folgorazione a più ampio respiro, che dal punto di vista professionale (ma non solo) mi ha fatto intravedere nuovi mondi, o meglio l’unione di mondi antichi con un possibile mondo nuovo. In particolare, ho riconosciuto che le Costellazioni andavano a colmare un vuoto nella società attuale, e cioè la mancanza di uno strumento rituale tramite cui poter assolvere alle funzioni che nelle società tribali venivano e vengono espletate da riti e cerimonie. E si trattava di uno strumento al contempo rapido, potente e semplice, estremamente adatto alla realtà della società occidentale.

La mia esperienza con lo sciamanismo nordamericano

Sin da bambino sono stato affascinato dalle culture tribali del mondo, e in particolare da quelle dei popoli nativi del Nord America. Una volta all’università, mi sono laureato con una tesi sperimentale sulla Danza del Sole dei Lakota, una delle cerimonie più importanti di questo popolo; l’anno seguente la mia tesi è divenuta il primo volume della collana sui Nativi Americani “Uomini Rossi” di Xenia Edizioni da me diretta per alcuni anni. Nel tempo tale attività si è aggiunta a numerose traduzioni di altre opere tra cui, ad esempio, l’edizione integrale dei testi dell'uomo sacro lakota Alce Nero.

Diversi viaggi negli Stati Uniti e in Canada mi hanno dato l’opportunità di incontrare uomini e donne di medicina appartenenti a varie nazioni tribali, organizzando quindi tour europei di vari gruppi di danza tradizionale sacra e profana (Blackfoot, Tsuu T’ina, Cree, Apache).
Ma soprattutto ho potuto collaborare per oltre quindici anni  con rappresentanti di spicco delle tradizioni sciamaniche native, tra cui leader spirituali e uomini-medicina delle nazioni Tsuu t’ina, Navajo, Lakota, Nakota e Blackfoot, alcuni dei quali mi hanno adottato secondo la tradizione all’interno delle proprie famiglie.

Da una conoscenza sui libri sono così passato a una conoscenza “full immersion” nelle culture native con le loro contraddizioni e la loro terribile bellezza, un processo che ha coinvolto il corpo e il cuore. Operando come assistente, interprete e mediatore culturale nelle sessioni individuali e in cerimonie come la Capanna del Sudore, la Cerimonia della Pipa e la Cerimonia di benedizione navajo Blessingway, ho potuto fare esperienza diretta e praticare vari aspetti dello sciamanismo nordamericano e di altri popoli tribali del mondo (il termine “sciamano” è in realtà di origine siberiana, e viene oggi usato dagli antropologi per definire il ruolo degli specialisti del sacro nelle società tribali, anche se molto diverse fra loro; i Nativi del Nord America preferiscono il termine medicine man o medicine woman).

Per oltre quindici anni ho praticato cerimonie e rituali verificando con corpo, mente e anima l’approccio dei Nativi alle tematiche universali della vita, come le fasi di passaggio (nascita, pubertà, matrimonio e morte), la scomparsa di una persona cara, la gestione delle emozioni, riconoscere dentro il proprio corpo i cicli del mondo naturale, fare offerte agli Antenati e agli Spiriti della natura, aprirsi al mondo dei sogni e alle possibilità che offre.

Proprio le Costellazioni rappresentano a mio avviso il ritorno di una saggezza antica, di un qualcosa di dimenticato nella cultura occidentale ufficiale, e sopravvissuto per secoli soltanto a livello sotterraneo. Credo che in un certo senso si parli troppo poco dell’apporto dell’incontro con la cultura zulu nella creazione del metodo delle Costellazioni da parte di Bert Hellinger; un apporto che certamente è fra i più importanti.

Costellazioni: la "democratizzazione dello sciamanismo"!

Alcuni autorevoli esponenti della comunità scientifica, come lo studioso di teoria dei sistemi Ervin Laszlo, presidente del Club di Budapest e autore del libro Il punto del caos (Ediz. Urra), sottolineano come “l'evoluzione della coscienza planetaria [collettiva] sia il nuovo imperativo per la sopravvivenza umana su questo pianeta”.

Avanguardie intellettuali come quelle incarnate da Rupert Sheldrake, Bert Hellinger ed Ervin Laszlo stanno arrivando a definire una più che mai necessaria sintesi tra il pensiero orientale e quello occidentale, auspicata fra gli altri anche da maestri spirituali come Paramahansa Yogananda e Osho. Lo stesso Bert Hellinger parla da anni di lavorare con l’“Anima” delle persone (che rivoluzione per la psicoterapia!), arrivando addirittura a citare gli annali dell’Akasha della tradizione induista (i “registri cosmici” dove sono archiviate le memorie di tutte le vite) per comprendere il funzionamento delle Costellazioni.

Ci sono poi allievi diretti di Hellinger, come la tedesca Sneh Victoria Schnabel, che hanno adottato un approccio rituale alle Costellazioni sistemiche, in cui inseriscono per l’appunto rituali sciamanici come strumento per definire e risolvere rapporti tra persone che necessitano chiarezza, oppure rituali di passaggio per demarcare e celebrare i momenti di transizione della vita umana (nascita, pubertà, matrimonio, morte di una persona cara...).

Il contributo scaturito dalla mia esperienza personale al metodo delle Costellazioni ha dato vita allo strumento delle Costellazioni rituali®.

La Capanna del Sudore

Ad un certo punto della vita mi sono infatti reso conto che, nel corso degli anni, ero “andato a scuola” per poter poi rielaborare tutto il patrimonio di pratica e conoscenza e offrirlo in un modo nuovo. Le Costellazioni familiari mi hanno offerto la possibilità di esprimere ciò che da tempo avevo nel cuore e nella mente, e di farlo col corpo e con la voce.

Dopo aver appreso le tecniche di base delle Costellazioni e dopo un periodo d’applicazione “ortodossa” del metodo, ho perciò iniziato a fonderlo e integrarlo con rituali e cerimonie delle culture tribali nordamericane, nonché concetti e comprensioni profonde delle culture tribali un tempo presenti anche in Europa, poi soppresse o dimenticate nel corso della storia.

Una di queste cerimonie è la Capanna del Sudore, un rituale di purificazione psicofisica delle culture tribali americane che trova corrispondenze nella sauna finlandese (un tempo detta Savusauna, anch’essa rituale di guarigione), nelle Sweathouse utilizzate in Irlanda fino al XIX secolo, ma anche nelle Termae degli antichi Romani e nelle pratiche sciamaniche e tradizionali dei popoli della Siberia, del Sudafrica, del Giappone, tanto per citarne alcuni.

I Nativi del Nord e Sud America utilizzano la Capanna del Sudore in forme diverse a secondo dell'area geografica di appartenenza, spesso come purificazione prima di altre cerimonie oppure come rituale a sé. Nella forma oggi più diffusa, proveniente dai popoli delle praterie come Lakota, Cheyenne e Blackfoot, essa è costituita da una bassa capanna circolare a forma di cupola con una struttura formata da dodici o sedici alberelli di salice tagliati ritualmente e ripiantati, ricoperti con teli e coperte. All'esterno si scaldano alcune decine di pietre in un fuoco sacro, fino a farle diventare roventi. Queste vengono poi portate all'interno della Capanna e posizionate a vari intervalli in una buca centrale, coi partecipanti disposti lungo il perimetro.   

La capanna viene quindi chiusa, creando buio totale. Si procede quindi a offrire acqua alle pietre, dette anche Antenati o Grandfathers (“Nonni”), creando così un vapore caldo che riempie ogni spazio. La situazione di riproduzione del caldo, umido e buio del ventre materno, il contatto con la Madre Terra, i canti e le preghiere favoriscono il superamento del livello mentale, verso una maggiore consapevolezza del proprio corpo e un abbandono di paure, ansie, condizionamenti, identificazioni mentali. L’esperienza maturata, a partire dal 2005, di pratica abbinata Capanna del Sudore-Costellazioni ha dimostrato che proporre una Capanna del Sudore il giorno precedente un seminario di Costellazioni familiari può contribuire in modo significativo ad aiutare i partecipanti a entrare in contatto con la propria anima, maturando la comparsa di un tema più profondo; anzi, il processo di consapevolezza comincia spesso già nella Capanna.
Importante resta il fatto che la Capanna del Sudore, oggi di moda come altre cerimonie delle culture native, è uno strumento potente e proprio per questo pericoloso se eseguito senza un’esperienza adeguata e soprattutto senza che sia stata tramandato in maniera tradizionale da un anziano o una persona di medicina. I canti e le preghiere sono ad esempio molto importanti, e di norma non vengono mai trascritti; devono invece essere imparati non tanto a memoria, quanto inglobati nel proprio corpo, nella propria aura.

È questa una caratteristica di tutti i popoli tribali, che per la trasmissione della conoscenza sacra hanno sempre optato per la parola orale rispetto a quella scritta: gli stessi Druidi, i sacerdoti dei Celti, non usavano l’alfabeto romano, greco o nord-etrusco se non per le transazioni commerciali, rifiutandosi di cristallizzare nel tempo conoscenze inesprimibili a parole, atto che le avrebbe rese passibili di interpretazioni mentali e quindi fuorvianti.

I Celti: un inconscio europeo

L’esperienza nata dalla frequentazione delle culture native d’America mi ha nel tempo portato a interessarmi alle culture tribali dei nostri antenati europei e a ciò che ne rimane, scavando nel folklore e nei miti della cultura celtica, oggi protagonista di un grande revival in Irlanda, Scozia, Galles e Bretagna, ma anche e soprattutto in Italia.

I Celti ci vengono incontro dal passato tendendoci la mano, poiché essi rappresentano una parte significativa dell'inconscio collettivo europeo, una delle più creative e ricche di forza immaginativa della nostra eredità comune, nata nelle foreste e nelle valli dell’Europa centrale e alpina, lontano dai vivaci porti mediterranei, culla della classicità greca e romana. Quella parte che, schiacciata militarmente, ha saputo reinventarsi e riemergere a più riprese nel corso della storia andando a costituire il nucleo culturale del movimento dei Catari, influenzando i Templari e dando forma a quel tesoro d’idee e simboli che è il Ciclo di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda... per poi dare vita al fenomeno odierno della musica celtica.


È sotto gli occhi di chiunque voglia vedere il fatto incontrovertibile che gli esseri umani stanno sempre più impazzendo a forza di abusare di sé e del mondo, e che stanno provocando la reazione di Gaia, il sistema-Terra. Interpretandole secondo ciò che conosciamo del mondo spirituale celtico, le Costellazioni familiari costituiscono una delle risposte che l’Altromondo ha inviato al genere umano perché si guarisca da sé; e ciò è avvenuto non in un paese pienamente collegato con le proprie radici, ma in Germania, in Europa, proprio nel centro della cosiddetta "civiltà occidentale", che sembra assomigliare oggi, al contrario, all'epicentro di un disastro spirituale.

Dal caotico buio seminale dell’inconscio scaturisce la luce: un’immagine tanto cara alla cultura dei nostri antenati celti. È giunto il tempo per noi occidentali di guardare al nostro passato ancestrale con occhi nuovi, con gli occhi dell’accettazione per ciò che è stato e per ciò che è, di modo che il passato serva davvero il presente. Lo svilupparsi di un’integrazione sempre più profonda tra le antiche conoscenze dello sciamanismo e dei popoli tribali con il movimento sempre più ampio e variegato delle Costellazioni familiari e sistemiche è una realtà importante in questo senso, che ha molto da offrire per una visione più profonda e reale dell’essere umano e del suo posto nell’universo.